Articoli

POSIZIONARE IL PONTE DELLA PRUA

La posizione definitiva della prua deve essere leggermente modificata e precisamente essa va alzata di circa 1 mm verso il ponte principale e di circa 3 mm verso la punta. Inoltre deve essere leggermente arcuata a schiena d’asino.

Verificare e correggere la posizione esatta del castelletto del ponte di prua

Verificare e correggere la posizione esatta del castelletto del ponte di prua

Per i rialzi ho utilizzato degli avanzi di listello, mentre l’albero di bompresso è provvisorio ed andrà sostituito con uno definitivo.

Si utilizzano dei falsi ponti per potere effettuare delle prove tecniche senza rovinare il componente definitivo

Si utilizzano dei falsi ponti per potere effettuare delle prove tecniche senza rovinare il componente definitivo

Si notano i due falsi ponti utilizzati nella costruzione; quello in alto andrà applicato allo scafo mentre quello in basso (più piccolo e meno rifinito) serviva solo per le prove tecniche.

Il ponte definitivo viene incollati sulle traversine di stanziatrici nella posizione corretta

Il ponte definitivo viene incollati sulle traversine di stanziatrici nella posizione corretta

Il falso ponte viene fissato allo scafo tramite la colla applicata ai tre traversini, per evitare che si muova lo si deve fissare con del nastro da carrozziere, le dimensioni sono leggermente più grandi e verranno levigate in seguito.

UN TRUCCO PER ARCUARE I PONTI PIÙ PICCOLI:
Ho utilizzato del compensato di betulla avio dello spessore di 0,8 mm ed ho incollato con la VINAVIL su una faccia la fotocopia del ponte; una volta asciutto il ponte si era arcuato da solo per effetto della tensione della carta.

Il ponte di prua è incollato in posizione

Il ponte di prua è incollato in posizione

Una foto dal lato opposto, si notino le due piccole aperture rettangolari per il passaggio delle barre dell’argano.
Si osservi il ponte di coperta finito e levigato, manca ancora il mordente di colore tek ma per ottenere un effetto più omogeneo aspettò di avere rivestito anche la prua.

Con delle zeppe di legno si riempiono tutti gli spazi tra il ponte e le fiancate

Con delle zeppe di legno si riempiono tutti gli spazi tra il ponte e le fiancate

In questa foto si vede un classico metodo di riempimento degli spazi tramite dei cunei di legno; questa zona dello scafo sarà rivestita in metallo per cui non necessita di un ulteriore rivestimento di listelli.

Per rivestire tutto il ponte del Cutty Sark sono stati tagliati (in più riprese) 50 listelli quadrati da 1,5 per 1,5 mm della lunghezza di 1 metro in pezzi lunghi appena da 6,75 cm per un totale di 700 listellini.

REALIZZARE LE CORNICI ALLA BASE DELLE SOVRASTRUTTURE DEL PONTE

Una volta segnati i punti sul ponte essi vanno uniti a formare le zone quadrangolari da preparare anticipatamente.
Con l’uso di un compasso si verifica l’esattezza delle linee appena tracciate ed eventualmente si correggono.
Si tracciano pure una linea guida mediana e due linee ad essa parallele che aiuteranno a posizionare correttamente le cornici.

Partendo dagli spilli si tracciano le linee che demarcano le principali sovrastrutture del ponte.

Partendo dagli spilli si tracciano le linee che demarcano le principali sovrastrutture del ponte.

Si tracciano con una matita le linee che demarcano le principali sovrastrutture del ponte.

Per simulare al calafatura il bordo esterno va incollato su un comune foglio di carta nera.

Per simulare al calafatura il bordo esterno va incollato su un comune foglio di carta nera.

Per preparare i contorni della base delle sovrastrutture si prendono dei listelli da 1,5 mm di spessore per 3-5 mm di larghezza.
Il bordo sterno va incollato su un comune foglio di carta nera che simulerà la calafatura tra le singole tavole.
Siccome le dimensioni delle singole parti possono essere assai simili è opportuno marcarle ed incollarle in gruppo.

Si segna con una freccia anche la direzione del quadrilatero.

Si segna con una freccia anche la direzione del quadrilatero.

Si incolla una sottile striscia ci carta nera anche su un lato obliquo.

Si incolla una sottile striscia ci carta nera anche su un lato obliquo.

Si incolla una sottile striscia ci carta nera anche su un lato tagliato a 45°.
Per evitare qualsiasi possibilità di errore si incollano i singoli componenti un foglio di carta millimetrata.
Si segna con una freccia anche la direzione verso la prua del quadrilatero.

OSSERVAZIONE DEL PONTE

Prima di illustrare la tecnica per realizzare le cornici delle maggiori sovrastrutture del ponte è opportuno documentarsi osservando le immagini scattate a Londra nel 2006 (prima dell’incendio che ha distrutto il ponte originale).

Dalle foto originali si notano perfettamente le cornici attorno alle strutture maggiori.

Dalle foto originali si notano perfettamente le cornici attorno alle strutture maggiori.

In questa foto originale scattata a Londra si nota perfettamente come il tavolato sia interrotto dalle suddette “cornici” che hanno lo scopo di dare maggiore resistenza.
Basta osservare sopra la linea rossa.
Le cornici non sono sempre presenti, si osservi la potenza delle caviglie a destra nella foto (dove sono invece assenti).

Per essere il più fedeli possibile all’originale è di fondamentale importanza osservare la documentazione fotografica.

Dalle foto originali si notano gli incastri tra il tavolato del ponte ed il trincarino.

Dalle foto originali si notano gli incastri tra il tavolato del ponte ed il trincarino.

In questa foto si nota come il tavolato ai bordi dello scafo non sia tagliato in modo rettilineo ma viene invece sagomato con dei gradini.
Altro particolare importante è la sagoma della tavola di dimensioni maggiori (trincarino) che funge un po’ come i cerchi nelle botti tenendo ferme tutte le assi ed impedendo il movimento longitudinale.
Lo scafo del Cutty Sark è realizzato in parte in legno e in parte in ferro, qui è evidente il punto di passaggio; lo scafo superiore che è in metallo abbisogna di una sua struttura autoportante visibile (di colore rosso antiruggine).

Nel modello in scala 1:72 il singolo listello ha una larghezza di 1,5 mm e l’intaglio antispostamento sarebbe al massimo di soli 0,3 mm. troppo pochi per potere essere realizzato con successo ed è quindi meglio non riprodurre gli incastri.

Dalle foto originali si notano come le assi a prua assumano una larghezza maggiore.(king planks)

Dalle foto originali si notano come le assi a prua assumano una larghezza maggiore (king planks).

In questa foto si nota come le assi a prua (i king planks) assumano una larghezza maggiore.
Per meglio valutare le dimensioni effettive sono riportate le misure in scala.
La freccia rossa mostra la corretta posizione dei supporti dell’argano.
Osservate le frecce gialle e noterete il sistema di chiodatura dei ponti, le viti o bulloni vengono protette da un tappo in legno e sono assai poco visibili.

A volte è difficile identificare le aggiunte per i visitatori.

A volte è difficile identificare le aggiunte per i visitatori.

Qui si vede un particolare della prua: sbarre e reti chiudono uno spazio angusto.
La domanda che un modellista si pone riguarda il fatto che esse siano originali od aggiunte in seguito quale misura antinfortunistica per i visitatori?

Certi elementi quali targhe commemorative (sulla Vicory “qui fu colpito Nelson”), impianti antincendio (estintori a pioggia), uscire di scurezza od ancora faretti, lampadine ed impianti elettrici esterni per l’illuminazione notturna sono facilmente identificabili come “aggiunta turistica”, ma altri (come l’esempio qui sopra) sono molto difficili da identificare in quanto si tratta di un vano tecnico che può essere destinato per esempio a pollaio per la produzione di uova fresche che erano molto apprezzate in mare aperto.

 

LA CALAFATURA DEL TAVOLATO DEL PONTE CON DELLE TECNICHE ALTERNATIVE

Le giunture delle tavole dei ponti erano impermeabilizzate per impedire che l’acqua riversatasi sul ponte potesse penetrare all’interno dello scafo allagandolo.

Si usavano degli stacci o meglio delle stoppe spesso ricavare dal cordame usurato ed inutilizzabile che venivano affogate nel catrame o nella pece.

Lo spessore era spesso ridotto ad uno o due centimetri mentre la larghezza delle tavole era variabile in base al ponte, all’epoca storica ed infine alla nazionalità. In genere a causa della scarsità di legno d’alto fusto le navi inglesi utilizzavano delle tavole con uno spessore ridotto rispetto alle antagoniste francesi e spagnole.

Ci sono diversi modi per riprodurre la calafatura e qui di seguito espongo due metodi alternavi:

COLORARE I BORDI DEI LISTELLI:
CON LA VERNICE

Si tratta di un metodo all’apparenza molto semplice ma che invece nasconde molte più insidie di quanto possa sembrare.

Il procedimento consiste nell’accostare una decina di listelli con i quali si rivestiranno i ponti ed applicare sui bordi stretti una mano di vernice nera o passare un pennarello, sempre nero o una matita ovviamente anch’essa nera.

Vantaggi della vernice:

Con la vernice si ottiene una copertura uniforme è veloce da applicare, può essere dosata con la consistenza ottimale e il colore può essere calibrato. Infatti è preferibile utilizzare un grigio scurissimo ottenibile mescolando 80% di nero con il 20% di marrone scuro piuttosto che il nero puro.

I bordi dei listelli vengono dipinti di colore nero

I bordi dei listelli vengono dipinti di colore nero

Svantaggi della vernice:

L’uso di impregnanti può interagire chimicamente con il colore rendendolo solubile e può macchiare il ponte

L’uso di impregnanti può interagire chimicamente con il colore rendendolo solubile e può macchiare il ponte

Lo svantaggio maggiore consiste nel fatto che se la vernice è acrilica contiene anche molta acqua e spennellando questa si infila tra i listelli macchiandone la superficie, inoltre l’acqua tende ad essere assorbita dalle fibre del legno rendendo screziato il filo della calafatura.

Detti difetti possono essere mitigati (ma non evitati e/o risolti) trattando preventivamente i listelli con del turapori e carteggiando successivamente la superficie dei listelli per pulirli dalle macchie di colore.

CON IL PENNARELLO

Vantaggi del pennarello:

Il pennarello tende ad asciugare molto più velocemente della vernice, permette di stendere uno strato abbastanza uniforme

Il pennarello è a base alcolica e tende a staccarsi con gli anni

Il pennarello è a base alcolica e tende a staccarsi con gli anni

Svantaggi del pennarello:

L’uso di impregnanti può interagire chimicamente rendendolo solubile il pigmento macchiando il ponte

L’uso di impregnanti può interagire chimicamente rendendolo solubile il pigmento macchiando il ponte

Deve essere indelebile e non permette si stendere uniformemente più di 4 o 5 listelli. Anche se di meno penetra comunque nelle fibre del legno macchiandole. Il colore che si trova normalmente in commercio è solo nero e non può essere smorzato, inoltre tende a diventare lucido o semilucido. Con gli anni tende a screpolarsi e a staccarsi dal ponte.

L’uso di impregnanti, mordenti o turapori può interagire chimicamente con il colore rendendolo solubile e quindi macchia il ponte, oppure gli può cambiare addirittura il colore, nei casi stremi da nero diventa azzurro.

CON LA MINA DELLA MATITA

Vantaggi della matita:

Costa poco, la mina della matita va acquistata nei negozi per artisti dove si trovano in molteplici tonalità anche grigio scure.

La mina della matita tende a sciogliersi con il trattamento del turapori

La mina della matita tende a sciogliersi con il trattamento del turapori

Svantaggi del pennarello:

Il turapori scioglie la mina che può macchiare il ponte

Il turapori scioglie la mina che può macchiare il ponte

Non è semplice coprire in modo uniforme i listelli in quanto rimangono striati, anche qui l’uso di impregnanti, mordenti o turapori può rendere il colore solubile e può quindi macchiare il ponte. La soluzione consiste nell’acquistare assieme alla matita anche il prodotto stabilizzante.

USARE DEL FILO COLORATO

Per riprodurre la calafatura si può interporre tra le tavole del filo colorato

Per riprodurre la calafatura si può interporre tra le tavole del filo colorato

Questo sistema è valido solo sulla carta, lo cito perché alcuni anni fa su alcuni post veniva pubblicizzato ma non ha riscosso molto successo.

In pratica il procedimento consiste nell’incollare le tavole del ponte distanziate di 0,2 mm o 0,4 mm ed incastrare nella fuga del filo di refe di colore nero rispettivamente da 0,25 mm e 0,5 mm.

Non ci sono vantaggi ma solo condizioni sfavorevoli:
Innanzitutto si deve mantenere costante la spaziatura durante la fase del rivestimento del ponte e già di per sé non è facile!
Si deve stendere della colla in modo uniforme all’interno delle fessure e premere il flato in modo tale che aderisca alla colla senza macchiare il ponte, in alternativa si potrebbe impregnare il filo di cotone con la colla diluita ma in questo modo quando si asciuga tenderà a ritirarsi staccando e sollevando il filato dalla fessura.
Infine durante la lisciatura finale del ponte la carta vetrata, anche se a grana finissima sfilaccerà il filo e, per quest’ultima criticità non ci sono soluzioni applicabili.

USARE DELLO STUCCO NELLE FUGHE

In pratica il procedimento consiste nell’incollare le tavole del ponte distanziate di alcuni decimi di millimetro e passare su tutto il ponte una specie di strucco nero.

Lo stucco si prepara mescolando della polvere di stucco per legno con della colla aliphatica e del colore acrilico nero fino ad ottenere una consistenza molto pastosa e quasi asciutta.

Non si deve assolutamente adoperare della colla di tipo vinilico perché non è carteggiabile.

Lo stucco spalmato sul ponte per simulare la calafatura

Lo stucco spalmato sul ponte per simulare la calafatura

Questo sistema può essere preso in  considerazione qualora si volesse simulare anche la chiodatura delle tavole in quanto sarebbe sufficiente praticare i fori nei listelli.

Si deve trattare il ponte con del turapori un modo da limitare l’assorbimento superficiale dello stucco.

Una volta che lo stucco si è asciugato va grattato con una lama

Una volta che lo stucco si è asciugato va grattato con una lama

Dopo aver cosparso tutta la superficie con lo stucco nero si aspetta l’asciugatura dello stesso e si raschia via l’eccedenza.

In una prima fase conviene usare delle lamette affilate e non la carta abrasiva perché gratterebbe anche il legno e nelle passate successive premerebbe la povere di stucco sporcando il legno in  profondità.

L’effetto finale del tavolato macchiato dallo stucco utilizzato per realizzare la calafatura

L’effetto finale del tavolato macchiato dallo stucco utilizzato per realizzare la calafatura

L’effetto finale non è male anche se tutto il ponte rimarrà comunque piuttosto sporco e si evidenzieranno le velature superficiali dei listelli che rivestono il ponte.

ACCOSTARE LEGNI DI ESSENZE DIVERSE

I legni di essenza diversa possono essere usati per creare dei giochi di colore ma non per simulare la calafatura del ponte

I legni di essenza diversa possono essere usati per creare dei giochi di colore ma non per simulare la calafatura del ponte

Quest’ultimo modo è più pittoresco che realistico e consiste nell’alternare legni di essenza diversa,  si accostano tavole più larghe di legno chiaro come per esempio il tiglio ad altre molto più strette ma di essenza scura come per esempio il noce.

Questo sintema non è adatto a ricreare la calafatura del ponte di un galeone perché non è affatto realistico e si noterebbe immediatamente che si tratta di due tipi di legno, tuttavia può essere utilizzato per rivestire il ponte di un modello di uno yacht di lusso intervallando le varie essenza in modo da formare un disegno geometrico.

LA CHIODATURA DELLE TAVOLE

Le tavole sono inchiodate su tutti i bagli cui appoggiavano e nelle giunture di testa la chiodatura è spesso doppia.
Nei galeoni di maggiore stazza i chiodi aumentavano rispettivamente a tre sulle teste e due sui bagli.
Hanno un diametro pari fino ad un quinto della tavola che devono fissare.
Sono di sezione quadrata e non rotonda ed infine non sono mai sporgenti ma anzi per prima cosa veniva ricavato un profondo scasso nel legno dove la testa del chiodo era incassata per poi essere chiusa con un tappo dello stesso legno del ponte sigillando il tutto con della pece.

I chiodi dei ponti superiori non sono mai sporgenti ma chiusi con un tappo detto “cavicchio”

I chiodi dei ponti superiori non sono mai sporgenti ma chiusi con un tappo detto “cavicchio”

La giunzione risultava quindi assai difficile da individuare rendendo di fatto la chiodatura quasi invisibile, al limite si possono notare dei leggeri cerchietti più scuri sulla circonferenza dei tappi perché con il passare delle settimane e dei mesi questi diventano leggermente più scuri in quanto la fibra del legno assorbe l’acqua, e quindi anche lo sporco in essa disciolto.

Lo schema di un classico chiodo a sezione quadrata chiuso da un tappo o cavicchio

Lo schema di un classico chiodo a sezione quadrata chiuso da un tappo o cavicchio

Nelle tavole del ponte la fibra è disposta longitudinalmente, quindi la parte scoperta si trova sull’intestatura delle tavole protetta dal calafataggio e quindi non assorbe più di tanto.
Nel tappo invece la fibra è disposta in senso verticale e non potrebbe essere diversamente, altrimenti il legno si spaccherebbe, ed è quindi esposta alle intemperie e al salino e lo sporco viene assorbito dai tappi in maniera maggiore e in sostanza più si sporcherà il ponte più saranno scuri i tappi ma non diventeranno mai neri.
I tappi hanno una larghezza massima di otto centimetri.

Si deve anche considerare la scala del kit perché tutti i particolari e i dettagli devono essere rapportati ad essa, per comodità viene riportata una tabellina riepilogativa:

scala del
modellino
lunghezza listello
min. max.
larghezza listello
min. max.
spessore
cavicchio
1:50
1:75
1:100
80 mm
53 mm
40 mm
120 mm
80 mm
60 mm
3 mm
2 mm
1,5 mm
4 mm
3 mm
2 mm
ø 0,8 mm
ø 0,6 mm
ø 0,4 mm

COME SIMULARE LA CHIODATURA

Probabilmente qui si entra in una zona grigia in cui un particolare risulta difficile da riprodurre realisticamente in scala e quindi potrebbe essere opportuno ometterlo.

Nonostante queste perplessità molti modellisti però sono intenzionati ad intraprendere questa strada pensando di aggiungere un valore al loro modello.

La tecnica più corretta per realizzare la chiodatura prevede inizialmente di preparare la superficie del ponte lisciandolo con un raschietto per eliminare ogni singola imperfezione, va poi steso il mordente per scurirlo o per riprodurre un colore più grigiastro o con tendenza al biondo, infine va trattato con del turapori per stabilizzarlo e renderlo meno sensibile alle macchie di colla.

Prima si fora il tavolato del ponte e poi si riempiono i buchi con listelli di legno a sezione rotonda

Prima si fora il tavolato del ponte e poi si riempiono i buchi con listelli di legno a sezione rotonda o con dello stucco fatto in casa

    Per simulare correttamente ogni singolo chiodo si procede con il forare il listello di legno con una punta dal diametro compreso tra quattro e otto decimi di millimetro, è consigliabile forare anche lo strato di compensato che funge da base per il rivestimento finale, il foro deve poi essere riempito con:

  • un tondino di legno dalla sezione appropriata oppure
  • con dello stucco realizzato utilizzando per metà la colla aliphatica e per l’altra metà una miscela di polvere del legno del listello con una piccola aggiunta di polvere di legno più scuro.
I cavicchi devono essere un poco più scuri del ponte finito, mentre non devono mai apparire più chiari

I cavicchi devono essere un poco più scuri del ponte finito, mentre non devono mai apparire più chiari

Alla fine il composto deve avere all’incirca la stessa tonalità del ponte finito ma risultare leggermente più scuro.

Per garantire una presa duratura nel tempo il ponte deve essere preventivamente inumidito affinché l’acqua penetri nelle fibre dei fori permettendo alla colla di introdursi in profondità, questa si applica con una spatola metallica asportando immediatamente l’eccedenza.

Alla fine è obbligatorio ripetere la carteggiatura con una carta abrasiva a grana fine per pulire il tavolato, oltre allo sporco si toglie anche il turapori e sarà necessario stenderlo una seconda volta.

SIMULARE L’ANELLINO NERO

Questa appena descritta è la procedura di base che garantisce già un ottimo risultato, ma si può aggiungere un dettaglio migliorativo simulando l’anellino di pece nera che circonda il cavicchio o tappo.

Allo scopo è necessario dotarsi di un pirografo.

Al posto del pirografo sarebbe possibile utilizzare un comune saldatore a stagno, ma è meno maneggevole e preciso

Al posto del pirografo sarebbe possibile utilizzare un comune saldatore a stagno, ma è meno maneggevole e preciso

L’effetto è ottenuto grazie alla punta che è resa incandescente dalla corrente ed incide e brucia il legno segnandolo in modo permanente ma irreversibile.

In commercio si trovano svariate tipologie di punte ma la più indicata è la punta classica di tipo universale.
La temperatura va tenuta tendenzialmente sempre molto alta.

Per realizzare l’anellino si deve premere con la punta del pirografo nel foro eseguito in precedenza per bruciare la circonferenza e renderla nera, allo scopo si deve ricordare che il risultato finale dipende dalla combinazione di molti fattori, come per esempio la pressione esercitata, la temperatura, il tipo di legno, la punta adoperata e il relativo grado di sporcizia, fattori questi che non sempre sono facilmente replicabili in giornate diverse e per questo sarebbe opportuno iniziare e terminare tutti i cavicchi in un’unica sessione di lavoro.

L’anellino nero attorno al cavicchio aumenta di molto il dettaglio ma sussiste il rischio di rovinare il ponte

L’anellino nero attorno al cavicchio aumenta di molto il dettaglio ma sussiste il rischio di rovinare il ponte

È vivamente consigliato effettuare molte prove preliminari ed esercitarsi affinché si acquisisca una certa padronanza dell’attrezzo.

LA TECNICA DELLA CARTA NERA NELLA CALAFATURA

Le giunture delle tavole dei ponti erano impermeabilizzate per impedire che l’acqua riversatasi sul ponte potesse penetrare all’interno dello scafo allagandolo.

Si usavano degli stacci o meglio delle stoppe spesso ricavare dal cordame usurato ed inutilizzabile che venivano affogate nel catrame o nella pece.

Lo spessore era spesso ridotto ad uno o due centimetri mentre la larghezza delle tavole era variabile in base al ponte, all’epoca storica ed infine alla nazionalità. In genere a causa della scarsità di legno d’alto fusto le navi inglesi utilizzavano delle tavole con uno spessore ridotto rispetto alle antagoniste francesi e spagnole.

Ci sono diversi modi per riprodurre la calafatura ma io ho “inventato” un sistema un po’ particolare.

Nel caso in una scala di 1 a 74 noteremmo come una tavola di un ponte che sia larga 20 cm corrisponda all’incirca a 3 mm (200 mm diviso 74),
mentre la calafatura che è larga solo 1 o 2 cm corrisponda a 0,15-0,30 mm (10 mm diviso 74 oppure 20 mm diviso 74).

Per ottenere uno spessore così sottile ed uniforme ho utilizzato un foglio di carta nera dalla tipica grammatura di un comune foglio A4.

Ottengo anche un effetto collaterale di “rugosità” della calafatura assai realistica.

 

MANTENERE LA LUNGHEZZA COSTANTE DELLE TAVOLE DEL PONTE

La lunghezza delle tavole deve essere rapportata ad un multiplo dispari (di norma cinque) della distanza tra le ordinate (quelle reali non quelle proposte dai kit di montaggio o peggio ancora dai fascicoli delle edicole).
Vanno incollate sfalsandole secondo uno schema a “gradini”.
Nella realtà la distanza delle ordinate diminuiva verso poppa e verso prua e in queste zone la lunghezza delle tavole diventa leggermente inferiore (per completezza dell’informazione su un galeone quale “Le Soleil Royal” in scala 1:74 è di soli 2 mm pari a 15 cm reali).

Per tagliere TUTTE le assi alla stessa lunghezza utilizzo gli attrezzi normalmente presenti sul banco da lavoro di ogni modellista senza acquistarne di nuovi.

Come costruirsi una dima che permetta di tagliare tanti listelli tutti della medesima lunghezza

Come costruirsi una dima che permetta di tagliare tanti listelli tutti della medesima lunghezza

Si utilizza una dima da taglio in alluminio, ovviamente la lunghezza interna è troppo grande e va corretta utilizzando un “tappo” in legno di balsa, Per impedire che le ripetute pressioni dei listelli possano incidere la fragile struttura della basa vi ho incollato un listellino di legno duro quale per esempio il noce (vedi freccia BLU).

Anche se sembra ovvio è bene ricordare che il tappo deve essere perfettamente perpendicolare cioè deve formare un angolo di 90° con la dima.

La lunghezza (freccia VERDE) deve essere calcolata dal bordo del “tappo” al filo esterno della dima.

Per tagliare tanti listelli contemporaneamente questi vanno inseriti nella dima accostati gli uni agli altri, per il taglio si usa una lama a denti finissimi.

Il legno utilizzato è quello di tiglio.

PREPARAZIONE ALLA CALAFATURA

Preparare un foglio di carta nera e della colla vinilica

Preparare un foglio di carta nera e della colla vinilica

Dopo aver tagliato tutti i listelli alla giusta misura per simulare la calafatura delle tavole del ponte è sufficiente solo un foglio di carta nera e della colla vinilica.

È meglio prevedere un’abbondante margine di scarto e preparare un buon 20% di listelli in più.

APPLICAZIONE DELLA CALAFATURA

Gli step necessari ad applicare la calafatura sui listelli

Gli step necessari ad applicare la calafatura sui listelli

Nell’immagine qui sopra è illustrata in modo chiaro la sequenza, tuttavia è preferibile puntualizzare alcuni aspetti:

1) Si verifica la lunghezza del listello.
2) La colla va spalmata in modo uniforme in uno strato sottilissimo, allo scopo si può utilizzare quale spatola un listello di scarto.
3) Rispetto alla lunghezza del listello la colla deve sbordare di almeno un cm a destra e a sinistra.
4) Si appoggiano delicatamente non più di 8, 10 listellini alla volta tenendoli tutti accostati assieme. Si preme quindi leggermente (una sola volta e non di più) con il dito per fare aderire il gruppo di listelli al foglio di carta.

CALAFATURA APPLICATA

I listelli sono incollati sul foglio di carta nera

I listelli sono incollati sul foglio di carta nera

Solo alcuni listelli devono essere calafati da tutti e due i lati (riquadrino giallo) in quanto saranno posti in posizioni particolari o su un lato del ponte alla fine del rivestimento in modo da garantire la corretta applicazione della calafatura mentre la maggioranza dei listelli vanno calafati solo da un lato.

Si aspetta che la colla asciughi completamente e si procede alla separazione dei singoli listelli. Allo scopo è sufficienze utilizzare un cutter ben affilato tagliando la carta, non appena la lama tende a strappare la carta sottostante deve essere immediatamente sostituta.

CORREZIONI ALLA CALAFATURA

Come correggere i piccoli difetti della lavorazione: carta scollata

Come correggere i piccoli difetti della lavorazione: carta scollata

Come correggere i piccoli difetti della lavorazione: carta incollata

Come correggere i piccoli difetti della lavorazione: carta incollata

Queste due foto sono state scattate al volo solo per il post ed ho utilizzato uno dei peggiori scarti di lavorazione.

Dopo il taglio avremo tutti i listelli con un bordo ricoperto da una sottile striscia di carta nera, alcuni purtroppo avranno la carta scollata in alcuni punti, per correggere questo piccolo difetto è sufficiente spalmare la colla vinilica sul legno e premervi contro la carta penzolante dal listello affinché vi aderisca.

In questo modo si eviteranno inutili sprechi e si ottimizzeranno i listelli correttamente calafati.

Quelli maggiormente difettosi potranno essere impiegati nelle zone del ponte dove devono essere necessariamente tagliati e quindi si utilizzerà la parete “buona” scartando solo quella difettosa.

In conclusione questo sistema necessita di alcune prove iniziali per dosare efficacemente la colla spalmata e la pressione esercitata sul gruppo di listelli che non deve essere eccessiva altrimenti la colla penetrerà anche negli spazi tra i listelli stessi incollandoli.

Il gruppo di listelli una volta appoggiato sulla colla non va assolutamente spostato ma lasciato riposare.

IL TRINCARINO

Il Trincarino è un’asse di legno che unisce il tavolato del ponte alle murate, di norma è più spesso verso l’esterno cioè verso le pareti verticali dello scafo mentre presenta un piccolo gradino verso il tavolato del ponte, ne consegue che la sua forma è trapezoidale ma la parte visibile che “esce” dal ponte è di forma triangolare.

Tra questo ed il tavolato del ponte vero e proprio si interpone un’asse che prende il nome di Contro Trincarino che di norma pur essendo più spesso di una tavola del ponte rimane a filo dello stesso mentre la differenza si nota solo con gli incastri dei bagli.
Da un punto di vista modellistico non essendoci delle differenze visibili guardando il ponte questo elemento viene ignorato e considerato come una comune asse del tavolato.

Disegno tecnico dello sviluppo del tavolato di un ponte di un galeone

Disegno tecnico dello sviluppo del tavolato di un ponte di un galeone

Una forma trapezoidale non è affatto semplice da sagomare perfettamente in modo che dal ponte emerga solo un triangolo sopratutto se si parte da un listello di noce di soli 2×3 mm.
Sarebbe fattibile eventualmente  adoperando una fresa da banco (macchinario peraltro assi costoso) altrimenti si rischiano grossolane ed evidentissime irregolarità lungo il bordo sagomato.
Per complicare il lavoro a prua e a poppa il Trincarino non è rettilineo ma presenta dei raccordi ad arco.

Molto semplicemente nei modellini si usa incollare un listello a sezione rettangolare anche per nascondere il non sempre perfetto contatto ponte-murata dove spesso troviamo delle fughe o degli spazi vuoti.

Qui di seguito si illustra un trucco tanto semplice quanto efficace

Tra le murate ed il ponte ci sono delle fessure che devono essere nascoste

Tra le murate ed il ponte ci sono delle fessure che devono essere nascoste

Nella fotografia qui sopra si vede la fessura ponte-murata che pur essendo piuttosto stretta rimane sempre ben visibile anche perché percorre tutta la lunghezza delle fiancate interne.

Per il Trincarino si usano due listelli di dimensioni diverse

Per il Trincarino si usano due listelli di dimensioni diverse

Per simulare un Trincarino si utilizzano dei listelli in due dimensioni diverse:

listelli da 1×1 mm (freccia ROSSA) e
listelli da 0,5×3 mm (freccia BLU), quest’ultimo rimarrà visibile e dovrà essere di un colore più scuro come per esempio di noce.

Quattro step della prima fase in cui si incolla il listello quadrato da 1x1 mm

Quattro step della prima fase in cui si incolla il listello quadrato da 1×1 mm

Se si incollasse il listellino per poi metterlo in posizione si rischierebbe di sporcare il tavolato del ponte o le murate interne, per non correre questi inutili rischi si applicano alcuni punti di colla vinilica direttamente sulle fessure della giunzione murata-ponte, vanno distanziati di circa tre centimetri, siccome le goccioline di colla devono essere piccolissime conviene utilizzare uno stuzzicadenti.

Si fa quindi aderire il listellino di legno tra la fiancata ed il ponte e si aspettano alcuni minuti affinché la colla si asciughi.

Nella seconda fase si incolla il listello di noce da 0,5x3 mm

Nella seconda fase si incolla il listello di noce da 0,5×3 mm

Il listello di legno da 0,5×3 mm viene tagliato alla stessa misura delle assi del ponte ed è quindi lungo solo 7 o 8 cm.
Si cosparge di colla vinilica solo la parte superiore che andrà a contatto con il listello quadrato posato in precedenza, si evita così di sporcare il tavolato del ponte.
Questo passaggio è ben visibile nel riquadrino ROSSO, mentre la freccia BLU mostra il risultato ottenuto.

Il Trincarino è ora in posizione finale

Il Trincarino è ora in posizione finale

Il listello deve essere posizionato in modo che aderisca sia sul bordo dello scafo sia sul tavolato del ponte.
Si deve premere delicatamente altrimenti il listellino tende a raddrizzarsi e di conseguenza ad alzarsi dalla superficie del ponte incollandosi parallelo ad esso.
Ovviamente prima di procedere con un secondo listellino si deve aspettare la completa asciugatura della colla.

La freccia VERDE mostra una giunzione ad incastro che utilizzando un altro piccolo trucco sarà estremamente facile e veloce da realizzare.

In conclusione si può considerare come il listellino quadrato da 1×1 mm funge solo da supporto per creare un gradino che permetta l’inclinazione del listellino piatto da 0,5×3 mm.
Il posizionamento inclinato e lo spessore del listello (0,5 mm) creano l’illusione che sia effettivamente trapezoidale con la base superiore inclinata verso l’interno.

RACCOGLIERE LE VELE SUI PENNONI

ERRORI DA NON COMMETTERE

Il modellino è ovviamente riprodotto in scala che tipicamente è compresa tra 1:70 e 1:100. Se rapportata alla scala la stoffa che viene impiegata nella realizzazione delle vele assume uno spessore sproporzionato che porta ad ottenere una vela raccolta con un’estetica compromessa che non può essere migliorata o corretta.

Uno degli errori che si commettono comunemente consiste nel ritagliare la vela della dimensione esatta ed arrotolarla tutta quanta sul pennone credendo di lavorare nel modo giusto, ma invece non è così!

Vele imbrogliate con la stoffa tendono a formare un “salsicciotto”

Vele imbrogliate con la stoffa tendono a formare un “salsicciotto”

Come si vede dall’immagine qui sopra una stoffa troppo spessa porta ad arrotolare un “salsicciotto” troppo grosso dalla forma quasi cilindrica.

Le vele imbrogliate con la stoffa grossa tendono ad arrotolarsi a vite

Le vele imbrogliate con la stoffa grossa tendono ad arrotolarsi a vite

La quantità di stoffa è inoltre tale da non consentire uno sviluppo armonico delle legature, infatti tende ad arrotolarsi a vite, altrimenti rimane un “salsicciotto”.

EFFETTI DELLA GRAVITÀ TERRESTRE

Una vera vela pesa decine o centinaia di chilogrammi e la gravità terrestre le conferisce una postura ben precisa impossibile da ricreare nel modellismo con una pezzo di stoffa dal peso di pochi grammi, si deve quindi imprimere la posa desiderata modellando la stoffa.

Se si lasciano le vele al naturale (senza nessun trattamento) queste appariranno piatte.
Tutta la superficie della stoffa deve essere priva di pieghe o di zone sgualcite, e se fosse necessario vanno quindi stirate molto bene.

COME RIDURRE LA SUPERFICIE DELLA VELA

Purtroppo alcune immagini che seguono sono di bassa qualità perché gli originali sono andati perduti ma riescono comunque a chiarire i passaggi necessari alla lavorazione.

Questo articolo si basa un una vela che andrà posta sul pennone di velaccio, si tratta di una delle vele più piccole che allestiscono un galeone, misura infatti solo 6,5 cm di lunghezza.

Qui di seguito viene illustrata una semplice tecnica che permette di realizzare una vela raccolta.

La vela fissata al pennone tramite delle legature

La vela fissata al pennone tramite delle legature

Si ritaglia la vela delle dimensioni corrette desumibili dai disegni di costruzione.

Se invece non si dispone di tale ausilio allora devono essere auto-costruite ma il lavoro non è affatto difficile, basta seguire questo schema:
Le vele (a eccezione di quelle di maggiori) hanno tutte una forma romboidale con la base maggiore a forma di mezzaluna, la base superiore misura 7/8 della lunghezza del pennone a cui verrà inferita cioè attaccata, la base inferiore sarà lunga 3/4 del pennone sottostante, mentre l’altezza alle estremità sarà di 7/8 e al centro di 3/4 (o 6/8) della distanza tra i due pennoni (quello superiore e quello inferiore).

Si fissa la vela al pennone tramite delle legature poste a circa 1 o 1,5 centimetri di distanza.

Con i segni rossi si evidenziano le linee di taglio della vela

Con i segni rossi si evidenziano le linee di taglio della vela

Per potere seguire meglio i vari step e solo per uno scopo dimostrativo è stato utilizzato un pennarello di colore rosso, nella realizzazione reale ovviamente conviene non riportare i segni di taglio.

Si evidenziano le linee di taglio degli angoli della vela

Si evidenziano le linee di taglio degli angoli della vela

Si segnao le linee di taglio anche agli angoli della stoffa della vela.

Si taglia una porzione della vela in modo da ridurne la superficie

Si taglia una porzione della vela in modo da ridurne la superficie

Se si utilizzasse tutta la stoffa e la si annodasse direttamente al pennone si otterrebbe un antiestetico fagotto, si ritaglia quindi una porzione dalla forma di un esagono allungato in modo da ridurne la superficie.
Grosso modo il taglio deve essere eseguito in modo tale da ridurre notevolmente l’area della vela.

Non è consigliabile lasciare più di mezza vela perché creerebbe un ingombro maggiore e non realistico.

Continua a leggere…

RISPETTARE LE PROPORZIONI Quando si realizzano dei particolari più complessi ci si deve attenere alla regola delle proporzioni e spesso il solo riportare in scala dei dettagli quali le botti o i remi non garantisce da solo che il risultato sia corretto, è molto meglio verificare ad “occhio” che l’insieme sia armonico. Per il rispetto […]

LA BANDIERA Purtroppo alcune immagini che seguono sono di bassa qualità perché gli originali sono andati perduti ma riescono comunque a chiarire i passaggi necessari alla lavorazione. Un tocco di classe per arricchire la barca consiste nell’inserire una bandiera a poppa. Il problema inizia quando si considera di utilizzare della stoffa in quanto la dimensione […]