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Lo stampo in silicone

Nella realizzazione del modellino della RRS Discovery ormeggiata a Dundee in Scozia devo riprodurre due tipi di prese d’aria ed in questo articolo illustro il metodo utilizzato per realizzare uno stampo chiuso del tipo monoblocco.

 

NB nella “cassetta degli avanzi” ho trovato solo due prese d’aria una è alta 30 mm. mentre l’alta 40 mm.
Il negoziante di mia fiducia stenta a procurarmi queste minuterie e quindi sono costretto ad arrangiarmi.
Decido quindi di modificare gli originali e di riprodurre con la tecnica degli stampi le due coppie che mi servono.

Le prese d’aria commerciali devono essere adattate alle dimensioni della RRS Discovery.

Le prese d’aria commerciali devono essere adattate alle dimensioni della RRS Discovery.

L’immagine qui sopra è divisa in tre parti, a sinistra si vede l’originale in metallo con evidenziati in ROSSO due anelli sporgenti che sono stati eliminati come è visibile nel fotogramma centrale.
Alla destra si vede la presa d’aria con avviluppato del nastro da carrozziere che mi permette di aumentare lo spessore del tubo.

 

La scatola dello stampo

Rifinisco la presa d’aria con lo stucco.

Rifinisco la presa d’aria con lo stucco.

Una presa d’aria viene rifinita con dello stucco plastico applicato sopra al nastro di carta. Ovviamente lo stucco applicato sul nastro di carta si sbriciolerà in pochissimi giorni ma rimarrà stabile per il tempo necessario a realizzare uno stampo.

A sinistra ho appoggiato la presa d’aria su un pezzo di legno di balsa per misurare l’altezza (freccia ROSSA).

 

Costruisco una cassetta di legno per contente tre il silicone.

Costruisco una cassetta di legno per contente tre il silicone.

Avvalendomi di questa misura costruisco una cassetta con del legno di scarto.

 

I bordi del contenitore devono essere sigillati.

I bordi del contenitore devono essere sigillati.

Per evitare delle fuoruscite di silicone devo sigillare molto bene le giunzioni, allo scopo incollo agli angoli quatto stuzzicadenti.
La colla chiuderà ogni minima fessura.

Infatti il silicone liquido è in grado di penetrare in ogni più minuscola fessura e fuoriuscire dallo stampo.

 

 

Un errore da evitare

Se è presente una fessura (anche piccola) il silicone uscirà dallo stampo e si sparpaglierà sul piano di lavoro.

Se è presente una fessura (anche piccola) il silicone uscirà dallo stampo e si sparpaglierà sul piano di lavoro.

Questa immagine illustra molto bene cosa succede se lo stampo per il colaggio non è completamente sigillato. Il cerchio ROSSO mostra come il silicone sia fuoriuscito spalmandosi sul piano di lavoro.

Ovviamente se il silicone esce dallo stampo nello stesso si abbasserà il livello lasciando scoperte le parti più in alto.

Quasi sicuramente lo stampo non sarà utilizzabile e andrà buttato.


Sulla base dello stampo segno una freccia che mi indica la posizione ideale per eseguire in seguito il taglio necessario a liberare l’oggetto intrappolato nello stampo.

Sulla base dello stampo segno una freccia che mi indica la posizione ideale per eseguire in seguito il taglio necessario a liberare l’oggetto intrappolato nello stampo.

Quando il silicone sarà asciutto dovrò praticare un taglio per liberare l’oggetto in esso contenuto.
Per sapere in seguito quale sarà il lato più indicato segno con una penna una freccia sulla base.

 

Come calcolare la quantità di silicone.

Io preferisco usare del silicone bi-componente da miscelare al 50%, ma in commercio si trovane delle confezioni con il catalizzatore molto più concentrato dove si deve aggiungere un percentuale molto inferiore nell’ordine del 3 o del 5 percento.

Utilizzo il riso per calcolare in modo empirico la quantità di silicone da preparare.

Utilizzo il riso per calcolare in modo empirico la quantità di silicone da preparare.

Il silicone è molto ma molto costoso e quindi se ne deve preparare una giusta quantità. Non deve essere troppo poco altrimenti non riempirà lo stampo ma nemmeno troppo perché l’eccesso andrà sprecato.

Il metodo da me utilizzato è piuttosto semplice economico e veloce e consiste nel versare nello stampo del comunissimo riso da cucina, una volta riempito lo stampo verso il riso in un bicchiere di plastica trasparente.

 

Come preparare la giusta quantità do silicone bi componente (step 1).

Come preparare la giusta quantità do silicone bi componente (step 1).

Step 1)
Allineo i componenti “A” e “B” e due bicchieri displastica trasparente; (uno continente il riso).

 

Come preparare la giusta quantità do silicone bi componente (step 2).

Come preparare la giusta quantità do silicone bi componente (step 2).

Step 2)
Divido il riso su due bicchieri in modo che abbiano la medesima altezza (frecce e segni BLU).

 

Come preparare la giusta quantità do silicone bi componente (step 3).

Come preparare la giusta quantità do silicone bi componente (step 3).

Step 3)
Svuoto il primo bicchiere e lo riempio del componente “A” della resina siliconica che con questo prodotto è di colore bianco.

 

Come preparare la giusta quantità do silicone bi componente (step 4).

Come preparare la giusta quantità do silicone bi componente (step 4).

Step 4)
Svuoto anche il secondo bicchiere e lo riempio del componente “B” della resina siliconica che con questo prodotto è di colore giallo.

 

Come preparare la giusta quantità do silicone bi componente (step 5).

Come preparare la giusta quantità do silicone bi componente (step 5).

Step 5)
Verso il contenuto del bicchiere con il componente “B” nel bicchiere con il componente “A”. Mescolo per circa un minuto e quindi verso il contenuto nello stampo di legno.

Aspetto 48 ore che il silicone si sia catalizzato e solidificato completamente e lo taglio dal lato identificato prima del colaggio.
In questo modo posso liberare la matrice e fare spazio per la resina del colaggio vero e proprio.

 

Liberare l’oggetto dal silicone

La resina liquida indurendo assume la forma impressa nello stampo di silicone.

La resina liquida indurendo assume la forma impressa nello stampo di silicone.

Colo nello stampo la resina liquida che di norma indurisce in poche ore (ma io per prudenza aspetto sempre un giorno).
La resina riproduce con fedeltà assoluta qualsiasi rilievo o sporgenza impresso nello stampo di silicone.

 

Con lo stampo riproduco a colaggio tutte le copie che servono.

Con lo stampo riproduco a colaggio tutte le copie che servono.

Dopo il colaggio la presa d’aria si presenta della giusta sezione e nelle prossime fasi lavorative verrà migliorata.

 

NB) In questo esempio utilizzo del silicone in due compienti da miscelarsi in parti uguali. In commercio ci sono altri composti con un catalizzatore che va aggiunto in una percentuale del 3 o del 5 percento, ovviamente in questa ipotesi gli step da 1 a 5 non sono applicabili e si mescola direttamente il silicone al catalizzatore.

Personalmente mi sono trovato meglio con i due composti da miscelare in parti uguali perché sono più facili da gestire.

Di norma uno stampo in silicone pesa dai 30 ai 50 grammi e NON è facile misurare o pesare 1 o 1,5 grammi di catalizzatore neanche con un bilancino digitale e si corre il rischio di consumarne troppo e non averne poi per le lavorazioni finali buttando via una buona quantità di resina siliconica.

 

 

IL PAIOLATO DEI CARABOTTINI

Il fondo dei paiolati va chiuso con della carta nera.

Il fondo dei paiolati va chiuso con della carta nera.

La struttura dei paiolati è semplice da realizzare, semmai si deve prestare attenzione alle dimensioni, sopratutto in lunghezza, che devono combaciare con la distanza dei bagli. Si deve poi considerare che attraverso i fori del paiolato non si vede “quasi” niente e, allora è meglio chiudere il fondo con la carta nera ed evitare ogni problema.

Si inizia con il definire la posizione del carabottino di maggiori dimensioni.

Si inizia con il definire la posizione del carabottino di maggiori dimensioni.

Si noti il listello evidenziato dalla freccia ROSSA che è posizionato in corrispondenza di un baglio sottostante al ponte, e marcato dalla costola dell’ordinata visibile sulla fiancata come spiegato in un post precedente.
Si nota come il listello guida non sia a filo del baglio ma rientri di 2 mm. affinché sia il bordo del carabottino ad essere perfettamente sovrapposto.
Le frecce VERDI mostrano le zone dove è stata applicata la colla vinilica.

Alla fine si verifica le lunghezze dei singoli carabottini.

Alla fine si verifica le lunghezze dei singoli carabottini.

Da questa immagine appare evidente come l’inizio e la fine dei carabottini coincidano con i bagli.
Osservando il carabottino di maggiori dimensioni noteremo come non sia a lunghezza intera ma bensì suddiviso in quattro sezioni di larghezze differenti affinché i tre supporti trasversali corrispondano anch’essi alla posizione dei bagli che in quel punto sono stati tagliati per consentire un’apertura di maggiore dimensioni.

COME SI CALCOLA LA DISTANZA DELLE ORDINATE DI UNO SCAFO

Le ordinate di una nave rappresentano lo scheletro portante e svolgono una funzione di fondamentale importanza per la stabilità e la robustezza dello scafo.

Nei kit troviamo un’ordinata ogni 5, 7 o anche 10 cm (spesso come estensione delle false ordinate)  ma nella realtà queste erano assi più numerose e praticamente quasi riempivano tutto lo scafo.

Senza entrare troppo nella tecnica della costruzione di uno scafo ho voluto semplificare il concetto e spiegare con dei disegni questo passaggio affinché fosse il più chiaro possibile.

si disegnano sulla carta le ordinate e le false ordinate

si disegnano sulla carta le ordinate e le false ordinate

Su un foglio di carta quadrettata si riporta la posizione dei sabordi (le aperture dei cannoni) di due ponti di batterie così come saranno posizionati e quindi visibili sullo scafo ultimato.
È opportuno mantenere il disegno nella scala corretta in modo tale da verificare ad occhio lo sviluppo del lavoro.
Ai lati dei sabordi si tracciano delle linee verticali verde scuro che rappresentano le ordinate vere e proprie quelle cioè che partendo dalla chiglia arrivano fino all’impavesata senza interruzione di continuità . È importante disegnare queste rette con lo spessore dei listelli che verranno adoperati nella riproduzione delle ordinate (normalmente 2 o 3 mm.).
Siccome nelle navi vere le aperture dei sabordi sono di notevole larghezza per irrobustire ulteriormente lo scafo si inseriscono delle “finte ordinate” o ordinate di riempimento tracciate in verde chiaro (possono essere anche più di una).

si disegnano sul compensato pretagliato allegato ai kit le linee delle ordinate

si disegnano sul compensato pretagliato allegato ai kit le linee delle ordinate

Dalla teoria alla pratica il passo è breve, si riportano quindi sui due compensati pretagliati le linee verde scuro (le vere ordinate)  e verde chiaro (ordinate di riempimento). Per evitare di macchiare il rivestimento finale è preferibile riportare il colore dal lato che rimarrà interno allo scafo.

per verificare visivamente quanto fatto finora si accostano i due compensati pretagliati

per verificare visivamente quanto fatto finora si accostano i due compensati pretagliati

Accostando i due compensati appare evidente la disposizione delle ordinate, nella realtà lo spazio che rimane tra queste veniva riempito da altre assi di legname chiamati “imbuoni”(qui colorate in violetto).

si calcola sulle impavesate la distanza delle ordinate

si calcola sulle impavesate la distanza delle ordinate

Le ordinate corrono parallele ai lati dei sabordi e terminano sulle impavesate dove sono visibili nella loro parte terminale (normalmente anche più stretta).

Essendo verticali, si deve per prima cosa calcolare la posizione dei sabordi della batteria inferiore.
Ci si può aiutare con un listello che abbia la stessa larghezza di un sabordo (al limite mezzo millimetro più stretto per compensare lo spessore della mina della matita), quindi si tracciano sulle impavesate i due segni a matita.

sulle impavesate si incollano nella posizione definitiva le ordinate

sulle impavesate si incollano nella posizione definitiva le ordinate

Alla fine si incollano sulle impavesate i listellini quadrati che simulano le ordinate che corrono parallele ai sabordi dei ponti delle batterie inferiori.
Si può notare come non siano equidistanti.

Questo calcolo va fatto anche per valutare le dimensione della lunghezza dei carabottini che verranno incollati sui ponti in quanto sono delimitati dai bagli fissati sulle ordinate.

 

 

 

LA CHIODATURA DELLE TAVOLE

Le tavole sono inchiodate su tutti i bagli cui appoggiavano e nelle giunture di testa la chiodatura è spesso doppia.
Nei galeoni di maggiore stazza i chiodi aumentavano rispettivamente a tre sulle teste e due sui bagli.
Hanno un diametro pari fino ad un quinto della tavola che devono fissare.
Sono di sezione quadrata e non rotonda ed infine non sono mai sporgenti ma anzi per prima cosa veniva ricavato un profondo scasso nel legno dove la testa del chiodo era incassata per poi essere chiusa con un tappo dello stesso legno del ponte sigillando il tutto con della pece.

I chiodi dei ponti superiori non sono mai sporgenti ma chiusi con un tappo detto “cavicchio”

I chiodi dei ponti superiori non sono mai sporgenti ma chiusi con un tappo detto “cavicchio”

La giunzione risultava quindi assai difficile da individuare rendendo di fatto la chiodatura quasi invisibile, al limite si possono notare dei leggeri cerchietti più scuri sulla circonferenza dei tappi perché con il passare delle settimane e dei mesi questi diventano leggermente più scuri in quanto la fibra del legno assorbe l’acqua, e quindi anche lo sporco in essa disciolto.

Lo schema di un classico chiodo a sezione quadrata chiuso da un tappo o cavicchio

Lo schema di un classico chiodo a sezione quadrata chiuso da un tappo o cavicchio

Nelle tavole del ponte la fibra è disposta longitudinalmente, quindi la parte scoperta si trova sull’intestatura delle tavole protetta dal calafataggio e quindi non assorbe più di tanto.
Nel tappo invece la fibra è disposta in senso verticale e non potrebbe essere diversamente, altrimenti il legno si spaccherebbe, ed è quindi esposta alle intemperie e al salino e lo sporco viene assorbito dai tappi in maniera maggiore e in sostanza più si sporcherà il ponte più saranno scuri i tappi ma non diventeranno mai neri.
I tappi hanno una larghezza massima di otto centimetri.

Si deve anche considerare la scala del kit perché tutti i particolari e i dettagli devono essere rapportati ad essa, per comodità viene riportata una tabellina riepilogativa:

scala del
modellino
lunghezza listello
min. max.
larghezza listello
min. max.
spessore
cavicchio
1:50
1:75
1:100
80 mm
53 mm
40 mm
120 mm
80 mm
60 mm
3 mm
2 mm
1,5 mm
4 mm
3 mm
2 mm
ø 0,8 mm
ø 0,6 mm
ø 0,4 mm

COME SIMULARE LA CHIODATURA

Probabilmente qui si entra in una zona grigia in cui un particolare risulta difficile da riprodurre realisticamente in scala e quindi potrebbe essere opportuno ometterlo.

Nonostante queste perplessità molti modellisti però sono intenzionati ad intraprendere questa strada pensando di aggiungere un valore al loro modello.

La tecnica più corretta per realizzare la chiodatura prevede inizialmente di preparare la superficie del ponte lisciandolo con un raschietto per eliminare ogni singola imperfezione, va poi steso il mordente per scurirlo o per riprodurre un colore più grigiastro o con tendenza al biondo, infine va trattato con del turapori per stabilizzarlo e renderlo meno sensibile alle macchie di colla.

Prima si fora il tavolato del ponte e poi si riempiono i buchi con listelli di legno a sezione rotonda

Prima si fora il tavolato del ponte e poi si riempiono i buchi con listelli di legno a sezione rotonda o con dello stucco fatto in casa

    Per simulare correttamente ogni singolo chiodo si procede con il forare il listello di legno con una punta dal diametro compreso tra quattro e otto decimi di millimetro, è consigliabile forare anche lo strato di compensato che funge da base per il rivestimento finale, il foro deve poi essere riempito con:

  • un tondino di legno dalla sezione appropriata oppure
  • con dello stucco realizzato utilizzando per metà la colla aliphatica e per l’altra metà una miscela di polvere del legno del listello con una piccola aggiunta di polvere di legno più scuro.
I cavicchi devono essere un poco più scuri del ponte finito, mentre non devono mai apparire più chiari

I cavicchi devono essere un poco più scuri del ponte finito, mentre non devono mai apparire più chiari

Alla fine il composto deve avere all’incirca la stessa tonalità del ponte finito ma risultare leggermente più scuro.

Per garantire una presa duratura nel tempo il ponte deve essere preventivamente inumidito affinché l’acqua penetri nelle fibre dei fori permettendo alla colla di introdursi in profondità, questa si applica con una spatola metallica asportando immediatamente l’eccedenza.

Alla fine è obbligatorio ripetere la carteggiatura con una carta abrasiva a grana fine per pulire il tavolato, oltre allo sporco si toglie anche il turapori e sarà necessario stenderlo una seconda volta.

SIMULARE L’ANELLINO NERO

Questa appena descritta è la procedura di base che garantisce già un ottimo risultato, ma si può aggiungere un dettaglio migliorativo simulando l’anellino di pece nera che circonda il cavicchio o tappo.

Allo scopo è necessario dotarsi di un pirografo.

Al posto del pirografo sarebbe possibile utilizzare un comune saldatore a stagno, ma è meno maneggevole e preciso

Al posto del pirografo sarebbe possibile utilizzare un comune saldatore a stagno, ma è meno maneggevole e preciso

L’effetto è ottenuto grazie alla punta che è resa incandescente dalla corrente ed incide e brucia il legno segnandolo in modo permanente ma irreversibile.

In commercio si trovano svariate tipologie di punte ma la più indicata è la punta classica di tipo universale.
La temperatura va tenuta tendenzialmente sempre molto alta.

Per realizzare l’anellino si deve premere con la punta del pirografo nel foro eseguito in precedenza per bruciare la circonferenza e renderla nera, allo scopo si deve ricordare che il risultato finale dipende dalla combinazione di molti fattori, come per esempio la pressione esercitata, la temperatura, il tipo di legno, la punta adoperata e il relativo grado di sporcizia, fattori questi che non sempre sono facilmente replicabili in giornate diverse e per questo sarebbe opportuno iniziare e terminare tutti i cavicchi in un’unica sessione di lavoro.

L’anellino nero attorno al cavicchio aumenta di molto il dettaglio ma sussiste il rischio di rovinare il ponte

L’anellino nero attorno al cavicchio aumenta di molto il dettaglio ma sussiste il rischio di rovinare il ponte

È vivamente consigliato effettuare molte prove preliminari ed esercitarsi affinché si acquisisca una certa padronanza dell’attrezzo.

GLI INCASTRI DEI GUIDE PLANKS DEL PONTE

Il taglio a “Z” è chiamato anche “unione di testa a mezzo spessore di sbieco”.

Su un tipico modellino esso è composto da due tratti paralleli di circa un millimetro ed un tratto inclinato lungo circa sette , la distanza tra i singoli incastri dovrà coincidere con la lunghezza dei listelli utilizzati per ricoprire il ponte.

Prima di intraprendere il lavoro si deve affrontare il problema di come realizzare decine e decine di incastri che poi dovranno combaciare perfettamente.

La soluzione ideale consiste nel costruire una lama a “Z” affilarla ed infine adoperarla come un cutter a scalpello, ovviamente è più facile a dirsi che a farsi perché piegare l’acciaio ed affilarlo non è alla portata di tutti.

Si devono allora realizzare tutti gli intagli a mano ed uno alla volta, il primo ausilio consiste nel realizzare una dima in legno che in definitiva rappresenta un incastro completo, sono necessarie alcune prove ed alcuni ritocchi ma alla fine il lavoro è semplice.

Tagliando uno alla volta tutti i listelli con i relativi incastri si rischia che incollandoli sul ponte questi non combacino lasciando profonde ed antiestetiche fessure.
Non è fondamentale che tutti gli incastri risultino prefetti, anzi leggerissime discrepanze danno quel tocco di vissuto all’imbarcazione, l’importante è che i due listelli attigui combacino alla perfezione.

La soluzione è in questo caso il classico uovo di Colombo, è sufficiente adoperare un listello abbastanza lungo da ricoprire tutta la distanza del ponte, segnare i punti di taglio e numerare progressivamente gli spezzoni e tagliarli a “Z”.

È importante solamente mantenerli in ordine e non mischiarli, in ogni caso essendo stati numerati è facile ricostruire la progressione iniziale.

Per ricavare le tavole dei GUIDE PLANKS si devono adoperare dei legni privi di difetti

Per ricavare le tavole dei GUIDE PLANKS si devono adoperare dei legni privi di difetti

Si adopera un lungo righello per allineare i listelli nel senso longitudinale ed evitare che siano curvi.

ATTENZIONE ogni listello dovrà essere tagliato a “Z” ma mantenere stessa lunghezza utilizzata per gli altri listelli delle tavole del ponte.

Conviene utilizzare dei listelli laghi circa 5 mm.

la dima di riferimento deve essere costruita con precisione

la dima di riferimento deve essere costruita con precisione

Si costruisce una dima in legno che funga da riferimento per potere riprodurre in serie tutti i tagli.

Sui listelli vanno riportate le linee parallele dell’inizio e della fine del taglio. Quelli laterali sono profondi un millimetro e non presentano alcuna difficoltà.

Quasi sempre è necessario ridurre la lunghezza della lama della taglierina

Quasi sempre è necessario ridurre la lunghezza della lama della taglierina

Per tagliere in diagonale si sovrappone la dima al listello come è evidenziato dalle frecce BLU (visibile anche nel riquadrino).
La freccia ROSSA mostra un listello diritto necessario per evitare di curvare il tavolato durante il taglio.
La freccia VERDE mostra la lama (troppo lunga) delle taglierina.

Generalmente la lama a scalpello di misura standard è troppo corta o troppo lunga, nel primo caso è necessario procedere al taglio diagonale in due distinte passate ma questo può provocare delle scheggiature nell’incastro,se la lama è invece troppo lunga allora non può essere adoperata perché ne taglierebbe un dente.

La lama modificata in modo da ridurre la lunghezza del taglio

La lama modificata in modo da ridurre la lunghezza del taglio

Anche se la differenza è minima si deve asportandone una parte della lama utilizzando un disco abrasivo montata su un minitrapano.

Gli incastri sono sempre perfetti

Gli incastri sono sempre perfetti

Dapprima si procede con il taglio in diagonale e solo dopo con i due perpendicolari, i listelli si devono separare senza sforzo per non rischiare che si strappino.

Numerando gli incastri è impossibile scambiare gli incastri

Numerando gli incastri è impossibile scambiare gli incastri

Si monta su una taglierina una lama a scalpello la cui faccia piatta deve essere sempre rivolta verso l’interno dell’incastro. Subito dopo si procede alla numerazione. Con questo sistema si ottengono degli incastri perfetti perché in fondo si tratta solo di eseguire un taglio netto.

L’intero listello verrà tagliato in diversi spezzoni che andranno incollati nella sequenza numerata, si devono quindi preferire legni dalla venatura fine e rettilinea e che siano ovviamente privi d’imperfezioni evidenti.

È preferibile effettuare il taglio dal lato inferiore del listello, quello che verrà incollato sul ponte, perché la svasatura dell’incastro dovuta allo spessore della lama del cutter rimane nella parte inferiore mentre sul lato a vista è visibile un taglio netto e perfetto.

 

I RINFORZI DEL PONTE:

KING PLANKS

Il castello di prua del Cutty Sark ha 4 king planks che rafforzano la struttura

Il castello di prua del Cutty Sark ha 4 king planks che rafforzano la struttura

Lungo la linea mediana del ponte corrono delle tavole particolarmente robuste chiamate “king planks” che sono caratterizzate da una maggiore larghezza, lunghezza e spessore e si incastrano in appositi scassi praticati nei bagli sottostanti.

Nella foto qui sopra si notano benissimo i 4 king planks del castello di prua del Cutty Sark.

Nelle navi da battaglia inglesi ed americane sono sempre in numero dispari in modo che uno si collochi lungo l’asse centrale.

I RINFORZI DEL PONTE:

GUIDE PLANKS

Sui due lati parallelamente alla linea centrale del ponte sono disposti altri corsi chiamati “guide planks” con le stesse caratteristiche giunzioni a “Z”, il loro numero è variabile da uno a tre per lato. Anche questi possono essere più larghi del resto del tavolato.

Non necessariamente le giunzioni devono risultare simmetriche  sui due lati del ponte ma devono sempre appoggiarsi su due bagli in modo tale che le due estremità delle giunzioni poggino su due bagli differenti.

La posizione dei guide planks sul ponte di un vascello inglese o americano

La posizione dei guide planks sul ponte di un vascello inglese o americano

I cerchietti rossi mettono in evidenza gli a “Z” chiamati anche “unione di testa a mezzo spessore di sbieco”.

Questa particolare giunzione è anche più vistosa perché necessitano di una maggiore robustezza e sono in realtà dei rinforzi della struttura che garantiscono una rigidità all’insieme, per queste caratteristiche gli anelli di ritenzione dei cannoni vanno fissati su di essi.

Ovviamente per realizzare queste tavole non è necessario disporre di una notevole conoscenza tecnica o di una spiccata capacità manuale, anche gli attrezzi utilizzati sono davvero ridotti al minimo e non è necessario acquistarne di nuovi.

L’unica cosa davvero importante è programmare e pianificare questo intervento fino dall’inizio del rivestimento del ponte.
Siccome le assi hanno una maggiore larghezza si possono utilizzare dei listelli larghi quattro o cinque millimetri, è importante però che siano della stessa tonalità o al limite anche leggermente più scuri, non devono in ogni caso essere più chiari perché comprometterebbero l’estetica finale.

I guide planks e le assi del tavolato dei ponti sempre arcuati e mai rettilinei

I guide planks e le assi del tavolato dei ponti sempre arcuati e mai rettilinei

Ad essere davvero pignoli (oltre che estremamente esperti) i “guide planks” e tutte le assi del tavolato non sono mai rettilinei e paralleli ma sempre arcuati. Questa lavorazione richiede una notevole conoscenza ed un’attrezzatura particolare che permetta di rastremare i singoli listelli con una  precisione prossima al centesimo di millimetro.

RACCOGLIERE LE VELE SUI PENNONI

ERRORI DA NON COMMETTERE

Il modellino è ovviamente riprodotto in scala che tipicamente è compresa tra 1:70 e 1:100. Se rapportata alla scala la stoffa che viene impiegata nella realizzazione delle vele assume uno spessore sproporzionato che porta ad ottenere una vela raccolta con un’estetica compromessa che non può essere migliorata o corretta.

Uno degli errori che si commettono comunemente consiste nel ritagliare la vela della dimensione esatta ed arrotolarla tutta quanta sul pennone credendo di lavorare nel modo giusto, ma invece non è così!

Vele imbrogliate con la stoffa tendono a formare un “salsicciotto”

Vele imbrogliate con la stoffa tendono a formare un “salsicciotto”

Come si vede dall’immagine qui sopra una stoffa troppo spessa porta ad arrotolare un “salsicciotto” troppo grosso dalla forma quasi cilindrica.

Le vele imbrogliate con la stoffa grossa tendono ad arrotolarsi a vite

Le vele imbrogliate con la stoffa grossa tendono ad arrotolarsi a vite

La quantità di stoffa è inoltre tale da non consentire uno sviluppo armonico delle legature, infatti tende ad arrotolarsi a vite, altrimenti rimane un “salsicciotto”.

EFFETTI DELLA GRAVITÀ TERRESTRE

Una vera vela pesa decine o centinaia di chilogrammi e la gravità terrestre le conferisce una postura ben precisa impossibile da ricreare nel modellismo con una pezzo di stoffa dal peso di pochi grammi, si deve quindi imprimere la posa desiderata modellando la stoffa.

Se si lasciano le vele al naturale (senza nessun trattamento) queste appariranno piatte.
Tutta la superficie della stoffa deve essere priva di pieghe o di zone sgualcite, e se fosse necessario vanno quindi stirate molto bene.

COME RIDURRE LA SUPERFICIE DELLA VELA

Purtroppo alcune immagini che seguono sono di bassa qualità perché gli originali sono andati perduti ma riescono comunque a chiarire i passaggi necessari alla lavorazione.

Questo articolo si basa un una vela che andrà posta sul pennone di velaccio, si tratta di una delle vele più piccole che allestiscono un galeone, misura infatti solo 6,5 cm di lunghezza.

Qui di seguito viene illustrata una semplice tecnica che permette di realizzare una vela raccolta.

La vela fissata al pennone tramite delle legature

La vela fissata al pennone tramite delle legature

Si ritaglia la vela delle dimensioni corrette desumibili dai disegni di costruzione.

Se invece non si dispone di tale ausilio allora devono essere auto-costruite ma il lavoro non è affatto difficile, basta seguire questo schema:
Le vele (a eccezione di quelle di maggiori) hanno tutte una forma romboidale con la base maggiore a forma di mezzaluna, la base superiore misura 7/8 della lunghezza del pennone a cui verrà inferita cioè attaccata, la base inferiore sarà lunga 3/4 del pennone sottostante, mentre l’altezza alle estremità sarà di 7/8 e al centro di 3/4 (o 6/8) della distanza tra i due pennoni (quello superiore e quello inferiore).

Si fissa la vela al pennone tramite delle legature poste a circa 1 o 1,5 centimetri di distanza.

Con i segni rossi si evidenziano le linee di taglio della vela

Con i segni rossi si evidenziano le linee di taglio della vela

Per potere seguire meglio i vari step e solo per uno scopo dimostrativo è stato utilizzato un pennarello di colore rosso, nella realizzazione reale ovviamente conviene non riportare i segni di taglio.

Si evidenziano le linee di taglio degli angoli della vela

Si evidenziano le linee di taglio degli angoli della vela

Si segnao le linee di taglio anche agli angoli della stoffa della vela.

Si taglia una porzione della vela in modo da ridurne la superficie

Si taglia una porzione della vela in modo da ridurne la superficie

Se si utilizzasse tutta la stoffa e la si annodasse direttamente al pennone si otterrebbe un antiestetico fagotto, si ritaglia quindi una porzione dalla forma di un esagono allungato in modo da ridurne la superficie.
Grosso modo il taglio deve essere eseguito in modo tale da ridurre notevolmente l’area della vela.

Non è consigliabile lasciare più di mezza vela perché creerebbe un ingombro maggiore e non realistico.

Continua a leggere…

EVITARE LE MURATE A SCACCHIERA

I listelli devono essere ben accostati gli uni agli altri.
Per evidenziare il tavolato e non renderlo troppo uniforme si possono utilizzare dei legni con due tonalità leggermente differenti ma comunque molto simili tra di loro.
Sulle  murate interne verranno incollati gli scalmotti e il trincarino che già da soli creeranno un certo movimento.

errori da non commettere murate a scacchiera

errore da non commettere: le murate a scacchiera

Non si deve però esagerare altrimenti si ottiene un cacofonico effetto a scacchiera come visibile nell’immagine qui sopra. In caso di dubbio allora è preferibile utilizzare del legname dello stesso tipo.

La calafatura E’ UN PASSAGGIO FONDAMENTALE necessario sia per prevenire dei distacchi futuri dei listelli, sia per permettere una sgrossatura accurata e a volte molto profonda del primo fasciame.
Nonostante la sua fondamentale importanza nei kit e nei fascicoli questo passaggio non viene sviluppato con la conseguenza che i modellisti meno esperti potrebbero ritrovarsi in difficoltà nel proseguo del lavoro.

Lo scafo è quasi rivestito

Dalla fessura dello scafo si procede alla calafatura interna

Inizialmente lo scafo va rivestito con i listelli di tiglio solo nella parte inferiore della chiglia e fino a raggiungere l’altezza dei sabordi della terza batteria che di norma sono delle strisce di compensato già tagliato e pronto da incollare sulle ordinate.

Prima di procedere oltre si deve applicare la calafatura all’interno altrimenti i ponti chiuderanno lo spazio necessario alla lavorazione.

La colla per la calafatura

La colla vinilica per la calafatura

Si prepara una miscela di acqua e vinavil in parti uguali, si possono includere anche dei piccoli pezzetti di legno.

La colla della calafatura interna

La colla della calafatura interna
Di: giogenova dal sito www.modellismo.net

Si stende abbondantemente questa mistura all’interno dello scafo facendola penetrare molto bene in tutte le fessure ed anfratti.

La garza della calafatura

La garza della calafatura interna
Di: giogenova dal sito www.modellismo.net

Si stende un primo strato di garza avendo cura di ricoprire anche una parte delle ordinate. Prima che la colla asciughi del tutto si procede con un secondo strato di garza che viene ricoperta ancora con della vinilica.
Per raggiungere le zone più difficili ci si può aiutare con un listello di legno, ma è importante che nessuna zona venga lasciata libera, cioè sprovvista del rinforzo interno.

 

Certe zone nella ruota di prua devono essere calafate man mano che si procede all’applicazione dei listelli perché lo spazio di manovra diminuisce listello dopo listello.

 

Paradossalmente sono proprio le zone più difficili da calafare quelle che necessitano maggiormente del rinforzo interno in quanto saranno soggette da una più invasiva fase di sgrossatura.